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6 aprile 2009


Il percorso di Clemente Rebora

 

Sabato 28 marzo presso l’ex seminario “Santa Chiara” più di trenta amici e simpatizzanti del “Centro di Cultura” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore si sono ritrovati per ascoltare la lezione del prof. Mussini “Introduzione alla figura e all’opera di Clemente Rebora”.

Il prof. Mussini è uno dei più importanti studiosi della poesia di Rebora. Ha curato diverse edizioni dei suoi testi, tra cui quella insieme a Vanni Scheiwiller pubblicata da Garzanti (“Tutte le poesie”, 1998) che è un’antologia di tutta l’opera reboriana.

Per il Centro di Cultura lo studioso ha voluto tracciare un percorso biografico e letterario della vita dell’autore, attraverso la lettura e il commento di alcuni testi. In una lezione breve ma intensa e appassionante si è così partiti dai “Frammenti lirici”, un’opera del 1913 scritta quando Rebora era un giovane studente cresciuto in una famiglia laica e di simpatie massoniche e stava scrivendo la tesi.

Il professore ha mostrato come la poesia di Rebora, fin dagli scritti giovanili, sia una poesia che va alla ricerca della verità delle cose: Nel fiato e nel sangue un’idea / mi strozza senza grida / consuma senza fiamma / s’io dorma, prepari, affatichi, / discorra, divori il mio pasto: / ma tutto la solita mano / mi porge dov’io rimango. / Romba, splende, s’inspira il contrasto / dell’uomo, del mondo, di Dio; / e gusto e mi aspergo alla varia / perenne fontana che pare / cosa ma è spirito e cielo, / che par l’infinito ma è linfa del giorno / irrorante nei gesti e nei detti / dell’opera intensa tenace.

L’esperienza della I Guerra Mondiale segnerà Rebora per tutta la vita e troviamo nelle sue opere di quegli anni espressioni di grande crudezza che descrivono l’atrocità e la violenza della guerra: Fungaia d'un morto saponava la terra, a divano. Forse tre settimane. Schizzava il corpo, / in soffietto, dai brandelli vestiti; ma ingrommata la testa, dal riccio dei peli spaccava alla / bocca, donde lustravano denti scalfiti in castagna rigonfia di lingua. E palude d'occhi / verminava bianchiccia, per ghirigori lunari.

Il Rebora della conversione lo troviamo nella poesia “Al tempo che la vita era inespolosa”, dove nella semplicità delle origini contadine l’autore riscopre i valori della vita: Risorge la tua cara vita /

dove più va smarrita / o Carlo, contadino / di un solco che è sentiero / per le tèrree nostre notti . /E ti vedo levar come il mattino / in verecondia gli occhi / consacrando il pensiero / al semplice elemento, / mentre è bello il silenzio a te vicino.

Dopo la scelta di entrare nell’Ordine rosminiano Rebora sceglierà di non scrivere più, se non alcuni testi per obbedienza ai suoi superiori.

Poco prima di morire, però, lascerà uno straordinario testamento spirituale, intitolato “Curriculum vitae”, dove troviamo, tra l’altro anche il senso di questa scelta. Rebora descrive il momento della conversione con queste parole, che esprimono la determinazione a un totale cambiamento per una consacrazione completa al Signore: E venne il giorno, che in divin furore / la verità di Cristo mi costrinse / a giustiziar e libri e scritti e carte: / oh sì che quello fu un gran bel stracciare!

Una scelta radicale, maturata già in età adulta, che costringe a un ripensamento complessivo sulla vita, alla luce della fede: Il cittadino accender della sera / mi ritrovò solo a ripensare il tempo: / l’anima mia, posta nell’eterno, / mestizia forse, non tristezza colse.

Il Prof. Mussini, tra le altre cose, ha mostrato i molteplici echi del pensiero di Rosmini che si trovano nell’opera di Rebora, curiosamente anche nelle opere precedenti alla conversione.

Il percorso sulle tracce di Rebora e Rosmini continuerà con la Gita sui luoghi di Stresa e Domodossola che avrà luogo il 24 maggio.

 


Il sito del Centro di Cultura, con tutto il materiale e le informazioni, è www.gocalessandria.it

                        Giacomo Balduzzi


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13 maggio 2008


La Divina Commedia tra testo e spettacolo

 

      

La Divina Commedia in scena a Milano al Palasharp si presenta come un’imponente opera teatrale. Ideatore dell’opera e autore delle musiche è Mons. Marco Frisina, dal 1985 direttore della Cappella musicale Lateranense. La società Nova Ars Musica e Cultura ha prodotto lo spettacolo teatrale. A Roma, in tre mesi di rappresentazioni, lo spettacolo ha riscontrato oltre 150mila presenze. In questi giorni è in scena al Palasharp di Milano e anche lì ogni sera fa il pieno di spettatori. Il tour proseguirà nelle grandi città in Italia e nelle più importanti capitali europee. La struttura scenica è imponente e necessita palchi di ampie dimensioni: ben 24 x 24 metri sul quale si esibiscono, per oltre 2 ore di spettacolo, 24 cantanti-attori, 20 ballerini, 10 acrobati e 20 comparse. Importanti nomi hanno lavorato alla regia e alla scenografia. Registi sono Elisabetta Marchetti (che ha diretto “Don Matteo serie 5 e 6” e “Un Medico in Famiglia 5”) e Daniele Falleri (vincitore di numerosi premi per cortometraggi, autore della trasposizione teatrale del film "Harry ti presento Sally”). Alla scenografia ha contribuito Carlo Rambaldi, premiato con tre Oscar per gli effetti speciali di “King Kong”, “Alien” e “ET”. Assai azzeccata l’idea di immagini tridimensionali che riproducono le famose illustrazioni di Gustav Dorè, tramutate in vivaci e suggestive animazioni che non stancano e ben si amalmagano con lo spettacolo. Dante è impersonato da Vittorio Matteucci, già impegnato in musical come "Jesus Christ Superstar" e "Notre Dame de Paris". L'angelica Beatrice è interpretata da Stefania Santopietro, già nel cast di "Fame", mentre la guida Virgilio è Lalo Cibelli, cantante e interprete teatrale.

“La Divina Commedia, l’Opera. L’uomo che cerca l’Amore”. Questo è il titolo completo, che racchiude le intenzioni dello spettacolo. Un’opera sulla Divina Commedia, non un musical. Nonostante gli apporti spettacolari di stampo statunitense lo spettacolo vuole essere tipicamente italiano, con l’ambizione di portare la cultura italiana al grande pubblico internazionale. E poi l’Amore, quello con la A maiuscola. Frisina dice che questa idea l’ha tratta dal papa, Benedetto XVI, che ha fatto riferimento nell’enciclica “Deus Caritas est” al viaggio di Dante come viaggio dell’uomo che cerca la sua vera dimensione: l’Amore, che è Dio stesso. Questo viaggio Frisina l’ha rappresentato soprattutto con la scelta delle musiche: il rock, con i suoi suoni duri, per esprimere il dolore dell’Inferno, il gregoriano, la musica della preghiera, per il Purgatorio e la musica classica sinfonica per rappresentare la pura gioia e beatitudine del Paradiso.

Lo spettacolo è diviso in due atti: il primo dedicato all’Inferno, il secondo al Purgatorio e al Paradiso.

Una menzione va poi alle intenzioni benefiche dell’operazione. Parte del ricavato dello spettacolo sarà devoluto per la realizzazione di opere di beneficenza nelle varie realtà locali dove lo spettacolo verrà rappresentato. Un'altra parte sarà invece destinata alla costruzione di nuove chiese nella Diocesi di Roma.

Se il successo dello spettacolo, soprattutto tra i giovani ci dice che l’obiettivo di raggiungere il grande pubblico è stato realizzato e ci fa sperare bene sul futuro, bisogna sottolineare, però, che per raggiungerlo qualche eccessiva semplificazione e manipolazione è stata fatta al poema padre della poesia europea. A partire dalla rappresentazione troppo umana del rapporto tra Dante e Beatrice. Nell'allegoria dantesca la donna rappresenta la teologia, che avvicina l'uomo a Dio, nello spettacolo la si vede invece dare teneramente la mano al poeta, come due innamorati qualsiasi. Rendere in un’opera teatrale il valore allegorico del testo dantesco è impresa impossibile, certamente, ma certe forzature rischiano di cancellare e portare a travisare il senso dell’opera.

Raggiungere il grande pubblico è un intento giusto e buono e questo coinvolgente spettacolo lo fa in modo prodigioso. Ma il testo dantesco è qualcosa che per essere compreso correttamente va letto e meditato a lungo, per tutto il corso di una vita, con l’aiuto di buone critiche. E questo è un altro messaggio (forse un po’ più ostico) che va però dato, in qualche modo, soprattutto ai giovani.

 

 

                                                                  Giacomo Balduzzi




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4 maggio 2008


Moro e Bachelet

 
GRANDI TESTIMONI DEL '900
Profili paralleli
"Testimoni di una politica giusta: Aldo Moro e Vittorio Bachelet"
07/05/2008 ora 18.00
Ambrosianeum - Sala Falck

Relatori:

Sen. Giulio ANDREOTTI  e Prof. Renato BALDUZZI

 




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5 febbraio 2008


Una paura condivisa

 
E' una paura che condivido, quella espressa da Stefano Mussi in un contributo pubblicato in occasione della Giornata della memoria su www.idee-chiare.it. Scrive Mussi: non possiamo essere così ipocriti da negare che molte persone sostengono che in questa nostra Italia dai governi brevi e dalle risse in Parlamento ci vorrebbe qualcuno a sistemare le cose, qualcuno come “lui”. E con questo rispettosissimo “lui” si sta ad indicare l’inventore stesso del fascismo, Benito Mussolini.
La paura di un fascismo di ritorno, di un oblio delle istanze valoriali (democrazia, libertà, giustizia sociale) che hanno spinto molti italiani a sacrificare la vita per consegnarci il benessere e la pace di cui oggi beneficiamo. Da dove vengono queste spinte, come possono essere contrastate? Stefano Mussi fa riferimento alla Costituzione e ai valori in essa contenuti e tutt'ora validi per tutti i cittadini. Nel giugno del 2006 il 61, 3 % degli italiani che hanno votato (15.791.293) hanno detto no in difesa proprio di quei valori, per contrastare un disegno di riforma costituzionale che minava alle basi in principi stessi della Costituzione. C'è da augurarsi che da quel referendum venga una spinta a difendere e attuare i valori della Costituzione in ogni ambito e settore della vita civile, non solo a ricordarli in qualche discorso o in qualche celebrazione. La Costituzione compie sessant'anni, ma i valori non invecchiano.




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7 gennaio 2008


Intervista al prof. Mastromatteo

 
Sul "peperoncino rosso", periodico di informazione, cultura e politica di Trinitapoli è uscita un'intervista al prof. Mastromatteo, docente di Economia politica dell'Università Cattolica di Milano. La versione online è disponibile sul sito www.globeglotter.it





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17 dicembre 2007


Colloquio sullo Statuto del Partito Democratico

 

intervista a cura di Giacomo Balduzzi

tratto da www.idee-chiare.it

Matteo Cosulich, associato di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Economia dell’Università di Trento, fa ora parte del comitato di redazione della commissione nazionale per lo Statuto del Partito Democratico, essendo stato eletto nel collegio Genova 8 nella la lista “Con Rosy Bindi democratici, davvero”.

Matteo è contento di condividere con gli amici di www.idee-chiare.it le sue impressioni dopo i primi mesi di lavoro, carichi di speranza, fatica, contrasti.

Una assemblea così numerosa come quella dei 2800 delegati costituenti, quali problemi pone, in particolare nel garantire la partecipazione democratica di tutti e nello stesso tempo l’efficienza e la tempestività delle decisioni?

Un’assemblea tanto ampia non costituisce la sede più idonea per svolgere un confronto tra i differenti orientamenti presenti in essa. Sembra quasi pensata più per ratificare decisioni già prese che per sviluppare proposte e dibattiti. Da questo punto di vista è utile che si siano costituite diverse commissioni con il compito non solo di elaborare proposte, ma anche di sviluppare un confronto approfondito e una discussione articolata, anche su temi sensibili come il ruolo degli iscritti al partito e il potere del segretario nazionale per quanto riguarda la mia commissione, la laicità e il rapporto con la dottrina sociale della Chiesa nella commissione per la carta dei valori, il problema dei conflitti d’interesse e delle incompatibilità nella commissione per il codice etico.

Questa esperienza ci deve far pensare per quanto riguarda lo Statuto di non creare organi pletorici, inidonei a essere sede di dibattito, ma di raccogliere l’invito che viene da più parti a pensare un partito leggero, non burocratico, non un partito senza regole, ma con organi flessibili ed efficienti che possano far rispettare le regole.
Da questo punto di vista, a che punto siamo nella discussione per lo Statuto? I giornali riferiscono proposte e bozze che non sembrano andare in questa direzione…

Il testo base di Salvatore Vassallo (presidente della commissione statuto) sembra rafforzare troppo la posizione del segretario nazionale eletto direttamente dai votanti delle primarie (che tecnicamente nello Statuto saranno definiti “sostenitori”), forte della maggioranza dell’assemblea nazionale.

Esiste un disegno diametralmente opposto, più legato alle vecchie logiche d’apparato, sostenuto dai vecchi ceti dirigenti di Ds e Margherita, che vorrebbe limitare il ruolo del segretario e quello dei sostenitori e rafforzare il ruolo degli organi di rappresentanza degli iscritti, attraverso la previsione di momenti congressuali che eleggono organi di direzione politica.

Gli eletti nelle liste Bindi presenti nel comitato (Roberto Zaccaria e Giovanna Calciati, oltre al sottoscritto) hanno in mente un diverso modello di partito, nel quale tutte le componenti che emergono dalla consultazione più larga dei cittadini, le primarie, possano avere rappresentanza.

Ciò però non significa ridare spazio ai vecchi apparati, nella forma delle classiche “correnti”. Occorre quindi individuare dei contrappesi, un’assemblea la cui elezione non sia strettamente collegata all’elezione del segretario (no alle liste bloccate e alla possibilità di presentare liste solo collegate a un candidato segretario). Le liste diventano così espressione vera delle realtà locali, in un’ottica autenticamente federalista e di costruttivo confronto dialettico con il segretario. L’assemblea non deve essere il mero specchio del segretario.

Realisticamente, quanta possibilità di successo ha la vostra proposta?

La possibilità di successo è legata alla possibilità di “rompere” lo schieramento veltroniano, che già mostra crepe e scricchiolii, evidenziandone le contraddizioni. E’ significativo che le due proposte in campo, pur contrapposte, siano parto della medesima maggioranza veltroniana.

La discussione è ancora aperta, ma il rischio è quello di un accordo al ribasso tra le componenti della maggioranza, ignorando per partito preso e per convenienza le proposte più innovative provenienti dalle minoranze e dalla società civile.

La lezione delle primarie, quindi, rimarrà un bel ricordo?

Forse no, a patto che diventino un metodo, una prassi consolidata all’interno della vita stessa del partito.

Un partito al cui interno il confronto è talmente acceso che non c’è nemmeno un giornale che rappresenta il partito?

Non c’è ancora, ma questo mi auguro sia dovuto alla fase transitoria che stiamo attraversando. Sopravvivono i giornali dei partiti precedenti e spero confluiscano in un unico quotidiano, per evitare il rischio che diventino giornali di corrente.

Nel frattempo a livello locale…

Bisogna evitare il rischio che a livello locale si verifichino processi poco trasparenti e poco partecipati. Nello statuto si prevedranno tutte le garanzie possibili, ma occorre evitare che nella fase transitoria si inneschino processi di chiusura.




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15 maggio 2007


Solo polemiche pretestuose?


Dopo il voto a Palermo e l'inaspettata riconferma al primo turno del sindaco di centrodestra, il candidato del centrosinistra Leoluca Orlando ha denunciato fatti assolutamente nuovi in elezioni amministrative italiche: voti di scambio, assunzioni alla vigilia del voto e poi centinaia di voti annullati, seggi che non chiudono e non comunicano i risultati, schede votate con matite sospette, aggressioni fisiche e minacce ai seggi nei confronti dei rappresentanti di lista. Cose strane, che, come ha detto qualcuno, "non fanno onore a un personaggio come Orlando". Ma certo, fandonie del genere non possono che essere alibi, pretesti per non accettare la sconfitta. Ma quando mai in Italia abbiamo visto cose del genere? Ma come si possono anche solo immaginare? Che fantasia, questi comunisti...




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30 aprile 2007


Se i bambini crescono prima


Marida Lombardo Pijola, giornalista de "Il Messaggero", ha scritto un libro con una copertina da libro erotico: un corpo formoso di giovane donna in mutande e reggiseno e il titolo "Ho 12 anni, faccio la cubista, mi chiamano principessa" per raccontare la realtà delle discoteche pomeridiane frequentate da pre- adolescenti tra gli undici e i tredici anni. Oggi il libro è stato presentato al programma "Otto e mezzo" condotto da Giuliano Ferrrara e Ritanna Armeni. Ospite la stessa giornalista Marida Lombardo Pijola. La verità che emerge, al di là di qualche descrizione sconvolgente su ruoli, riti e codici di questi branchi di coetanei dodicenni, la realtà che emerge è questo fenomeno di un'adolescenza che viene sempre prima, con i soliti colpevoli: la televisione con i suoi messaggi allusivi, le famiglie disattente e divise, la scuola impotente e sempre meno influente rispetto ai messaggi seducenti dei cartoni animati, di Internet e della pubblicità.
Le discoteche pomeridiane e le dodicenni che si prostituiscono per ballare sul cubo sono l'ultima angosciante notizia che ci viene da questa realtà che ormai non possiamo fingere di non conoscere. Di che altro abbiamo bisogno per chiederci come reagire?




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5 aprile 2007


La paranza non è una danza


Questa è la verità, nonostante il successo del tormentone di Daniele Silvestri, la paranza non è affatto una danza che si balla nella latitanza, come il motivetto lascia intendere. La paranza, me lo dicono fonti sicure, è un tipo di rete da pesca. Con una ricerca più approfondita ho anche appreso che è un tipo di rete "a strascico".
SIngolare il fatto che la maggioranza degli italiani in riva al mare sulle spiagge saranno convinti, dopo il successo canzonettistico di Silvestri, che la paranza sia una danza che si balla con prudenzia ed eleganza e con un lento movimento de panza. Perchè molti, come il sottoscritto, oggi non conoscono le abitudini e le tecniche, ma in compenso tutti sentiranno le radio che a tutto volume trasmetteranno "La paranza", che quanto a demenzialità somiglia molto al "Capitano Uncino" che sbancava l'anno scorso, anche se devo ammettere è più raffinata e paradossale e mi piace di più.
Però vi prego, fate girare la voce sul vero significato del termine "paranza", non rassegnamoci alla massificazione dell'igno- ranza.




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29 marzo 2007


La Bindi e la Nota


Sul sito del Ministero delle Politiche per la Famiglia www.governo.it/Presidenza/politiche_famiglia/

si può leggere il commento del Ministro Rosy Bindi alla "Nota del Consiglio Episcopale Permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto".
La discussione continua, questa vivenda ha messo a nudo come il dibattito sulla laicità, sul rapporto tra Chiesa e società sia oggi più che mai importante. In un tempo di disorientamento e complessità gli slogan semplici, gli scontri frontali e i muri sembrano la via più semplice e più attraente. Ma quasi mai aiutano a trovare soluzioni utili ed efficaci.




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